BARBARA DE DOMINICIS: RITRATTO DI UN’OSCILLAZIONE EMOTIVA

 

 


Più che un istante, desidero il suo fluire.

Clarice Lispector  Acqua Viva




LG: Da Anti-Gone a Parallel41 fino ad una costellazione sparsa di progetti e collaborazioni che incrociano ricerca audiovisiva e multimedialità: chi è Barbara De Dominicis ora e adesso?


BD: La costellazione a cui fai riferimento non ha sempre trovato corrispondenza in un’attuazione. Spesso si è trattato di aneliti e visioni orfane di realizzazione; evidentemente alcune tensioni sbiadiscono a favore di altre istanze, in modo del tutto naturale. Ad ogni modo mi piace crogiolarmi nell’illusione che solo ciò che resta, o che giunge a compimento, sia necessario.

Relativamente alla folta colonia di incompiuti resta la voglia di finalizzare La Reverie (La Sogneria), una sorta di emporio di memorie in formato audio, uno scatolone immaginario in cui è permesso rovistare nei sogni degli altri, disegnando traiettorie sensoriali e narrative inedite.

Più in generale in questo periodo mi affascina la possibilità di assecondare l’andamento di un paesaggio interiore cangiante e immaginare il suono come uno spazio di possibilità. Può sembrare quasi un ossimoro: il tentativo di mappare ciò che è impermanente, magari affidandosi alla natura anfibia della voce che allo stesso tempo congiunge, divide e rende possibile la circuitazione fra organico e inorganico, fra interiore ed esteriore.


Proprio in queste settimane stiamo immaginando un abito per Ek_Phrasis, un’avventura sonora nata da una riflessione sullo sconfinamento e la conseguente ibridazione tra le arti e che condivido con degli artisti generosi e visionari come Erica Scherl e il suo violino multiforme ed Elio Martusciello alla chitarra trattata.

Una suggestione sollecitata dall’opera di Louise Bourgois He Disappeared Into Complete Silence, una serie di tavole realizzate nel 1947 che indicano, attraverso l’utilizzo di un testo che accompagna le immagini, una storia di sofferenza fisica o psicologica. Un intreccio emotivo legato alla solitudine e all’incomunicabilità che possono essere trascese attraverso l’arte, anelito che il nostro percorso comune tenta di esprimere.

 

All photographs are memento mori. To take a photograph is to participate in another person’s (or thing’s) mortality, vulnerability, mutability. Precisely by slicing out this moment and freezing it, all photographs testify to time’s relentless melt.

Ogni fotografia è un memento mori. Fare una fotografia significa partecipare della mortalità, della vulnerabilità e della mutabilità di un’altra persona o di un’altra cosa. Ed è proprio isolando un determinato momento e congelandolo che tutte le fotografie attestano l’inesorabile azione dissolvente del tempo.

Susan Sontag



He Disappeared Into Complete Silence, Plate 2, Louise Bourgeois



 

 

 

 

 

 

 

LG: Fin dai tempi delle avanguardie storiche il linguaggio umano è stato destrutturato e ricomposto: cosa c’è nella comunicazione umana di così intrigante per un artista?


BD: Una domanda che suscita una miriade di quesiti … La comunicazione veicola un bisogno primordiale, seppur fragile e mutevole. Il linguaggio ci permette non solo di comunicare ma di evocare azioni, indicare traiettorie, di passare dal pieno al vuoto, disegnare mondi impensabili, di oscillare tra presenza e assenza e persino di scivolare dal segno al suono. È come essere immersi in un laboratorio permanente.

L’avvento della rete ha sollecitato una trasformazione inevitabile nel modo in cui ci relazioniamo con l’altro; questa società liquida ha legittimato tanto il disfacimento quanto la mescolanza di linguaggi e stili differenti, sdoganando la possibilità di utilizzare modalità ibride di comunicazione.

Il bisogno di comunicare velocemente in rete o al telefono ha permesso di trasformare il segno grafico in immagine e ha riabilitato, seppur con forme e modalità’ inedite e forse non sempre attraenti, una scrittura cangiante. Siamo approdati a parole visive, non dette, sbagliate, inedite, parole che si fanno gesto o suono, idiomi immaginati, pittogrammi.

Ho l’impressione che questo fenomeno riproponga un concetto di sconfinamento dei generi tipico di un certo sperimentalismo linguistico degli anni Settanta; mi vengono in mente i collages stilistici di Patrizia Vicinelli, di Ketty la Rocca o di Giulia Niccolai; la loro “poesia” contempla tanto l’uso di una versificazione tradizionale quanto brandelli di conversazioni, cartelli mutuati dal linguaggio pubblicitario, segni, parole disarticolate, dei - quasi - ready-made sospesi tra più mondi.

 

 

                       Giulia Niccolai, Poema & Oggetto, 1974. Courtesy Fondazione Echaurren Salaris.                      



LG: Quali sono le fonti extramusicali – pittoriche, letterarie, filosofiche – che ti hanno permesso di definire le tue coordinate artistiche?


BD: Ciascun incontro, visione o lettura rappresenta un tassello di crescita; allo stesso modo alcuni volti, alcune combinazioni di esperienze, anche le più dolorose o distruttive toccano delle corde inattese e rappresentano spesso uno stimolo o un’influenza involontaria.

Mi piace immaginare l’esistenza (e di conseguenza la pratica artistica) come un’architettura mai cristallizzata che ha bisogno di essere costantemente ritoccata.

Sono tanti gli incontri che mi hanno regalato qualcosa aprendo squarci impensati, illuminando spesso il mio orizzonte rattrappito.

 

Raffaella Nappo, Arte=lavoro umano-drawing 2004. Published in the "Sud" magazine with a text by Margherita Remotti

Ho avuto la fortuna di imbattermi nella ricerca artistica di Raffaella Nappo, la sua indagine è densa di sperimentazioni che si snodano su fili sottilissimi e impalpabili. Raffaella ondeggia dagli acquerelli alla fotografia, dalla scultura alla videoarte attraversando universi di creature trasparenti abbigliate con indumenti in fibra di carbonio, fino a contemplare mondi abitati da alieni o realizzare parrucche in fibra ottica. Che si tratti di un disegno, di una scultura o di un oggetto magico la sua estetica ha certamente qualcosa di misterioso e di necessario. Mantenendo intatto il suo rigore e la sua integrità è libera di muoversi autenticamente tra stili e forme apparentemente inconciliabili.

Sono costantemente ammaliata dalla varietà’ di registri di Clarice Lispector, il suo flusso emotivo dal ritmo traballante, selvaggio e labirintico, scevro da sovrastrutture.

 

Ma l'istante-adesso è una lucciola che si accende e si spegne. Il presente è l'istante in cui la ruota dell'automobile ad alta velocità tocca minimamente il suolo. E la parte della ruota che non l'ha ancora toccato, lo toccherà in un immediato che assorbe l'istante presente e lo rende passato. Io, viva e luccicante come gli istanti, mi accendo e mi spengo, accendo e spengo, accendo e spengo. Solo che quello che colgo in me, adesso che viene trasposto in scrittura, contiene la disperazione delle parole che occupano più istanti di un colpo d'occhio. Più che un istante, desidero il suo fluire. […]  

Clarice Lispector, Acqua Viva


Altro amore che sta riaccendendo le mie antennine in questi giorni è il cinema scarno (talmente scarno da diventare scabroso) di Robert Bresson. La quasi totale assenza di suono nei suoi film amplifica ogni battito di ciglia, ogni gesto, ogni sguardo.

Timidamente qualche nota si insinua tra le parole - poche - tra brandelli di dialoghi fatti di sillabe dense di emotività.

Continua a commuovermi il personaggio di Mouchette, così scarno, etereo eppure così reale...



Mouchette 1967, R.Bresson

 

 

 

 

 


 

In ogni caso non è semplice condensare certi amori in poche righe.



LG: Body Maps.


BD: Body Maps è un lavoro molto intimo nonostante lo consideri un progetto corale, frutto di una serie di sessioni di registrazione in cui abbiamo improvvisato tentando di restituire la fotografia di un’oscillazione emotiva. Lo percepisco come lo specchio di un paesaggio/passaggio interiore, dove il corpo emerge come leitmotiv a raccordare le differenti tracce. Suoni scomposti e ricomposti dalle abili mani di chi mi ha aiutata a delineare ad evocare uno stato di vulnerabilità e indeterminatezza.

Sarò eternamente grata a Teho Teardo: con la sua sensibilità ha costruito una trama ipnotica ad alta densità emotiva, dipingendo ciascuna vertebra di Bones in modo del tutto originale e immaginifico.

In Womb è Elio Martusciello ad illuminare, con i suoi chiaro-scuri, uno scenario scarno e pericolante (womb è grembo, allo stesso tempo minaccioso e confortante).

Altra presenza imprescindibile è Marco Messina, amico fraterno e compagno di molte avventure musicali (Poe_Si, insieme a Mirko Signorile, Entre_Acte, progetto di sonorizzazione live di film muti). Oltre ad aver intrecciato con me i battiti di Heart, Marco è la mano paziente che ha s(o)apportato gran parte delle registrazioni, del missaggio e della post-produzione di Body Maps nel suo studio napoletano. La restante parte delle sessioni è stata sostenuta dalla cura e disponibilità di Antonio Romano e Luca Gaudenzi (Pyramid Studio).

E ancora un altro dono - tra i molti ricevuti - i disegni di Raffaella Nappo. Il suo artwork ha permesso un dialogo intenso tra suono e immagine, restituendo, anche visivamente, la mappa di un’assenza.

E come non ringraziare dal profondo i musicisti, imprescindibili, che hanno donato i loro suoni a questo piccolo album: Giulio Maschio alla batteria e Andrea Serrapiglio al violoncello (compagni di avventura già in Anti-Gone,), Erica Scherl al violino, il chitarrista e agitatore elettronico Marco Bonini, Massimiliano Sacchi al clarinetto e Renato Grieco che ha curato il master.

Altro tassello fondamentale di cui sono oltremodo felice è Maria Pia Piccozza, un’artista visuale che, coadiuvata dal montaggio sapiente del videomaker Pierluca Zanda, ha generosamente prestato il suo talento alla realizzazione di un teaser per Body Maps.

Mi sono imbattuta nelle sue forme danzanti un po’ per caso e sono stata rapita dall’eleganza, quasi matematica, dei suoi grovigli tridimensionali che si condensano in una narrazione tanto immersiva quanto magnetica.

Body Maps esce per la Folderol Records di Marco Contini, editore coraggioso ed innovativo.


LG: Ti senti più una ricercatrice isolata nel suo studio o una performer che necessita del contatto con un pubblico?


BD: Altra domanda complessa e dalla risposta altalenante. Credo che l’andamento dipenda molto dal momento esistenziale che si attraversa. Mi piace molto la dimensione performativa nonostante l’idea di un pubblico sia per me ancora molto astratta; adoro altresì il mio piccolo rifugio fatto di cavi, spinotti, synth, microfoni, registratori, pastelli e cartacce….


LG: La voce umana è considerata da molti ricercatori l’ultima frontiera della sperimentazione e incidentalmente anche il primo strumento musicale della nostra specie. È possibile che l’esperienza artistica umana continui ad avvitarsi su se stessa?


Anon cantava perché era giunta la primavera; o perché l’inverno era finito; perché era innamorato; perché era affamato, o lascivo; o felice; o perché adorava qualche Dio.

Anon a volte era un uomo; a volte una donna. È la voce comune che canta all’aria aperta; non ha una casa.

È il vagabondo che cammina fra i campi, sale sulle colline, ascolta l’usignolo disteso all’ombra del biancospino.

Anon, Virginia Woolf


Questa voce ostinata sulle consonanti. Questo preoccuparsi che nessuna lettera venga omessa.

Parli letteralmente. Eppure, ti si capisce male. È come se la perfetta precisione del tuo linguaggio rivelasse in ogni parola un caos che diventa più evidente man mano che ti sforzi per essere compresa…

Diarios, Alejandra Pizarnik


La voce ospita l’abisso.

È monologo interiore, grazia, gioia.

Estasi, corpo, malattia;

selvaggia e inafferrabile,

la voce è identità,

sorgente primigenia, madre.

La voce è memoria- addensata in forma di suono,

suono sonoro, suono taciuto, amniotico;

è rito segreto, incanto, magia, ferocia, abbandono

desiderio e anche la negazione di tutto ciò…

partitura (spesso) muta

ponte (im)possibile tra metafisico e reale,

interno notte- esterno giorno

voce come frammento di ciò che resta,

animale muto…scomposta, de-composta-ri-composta (…)


LG: Grazie Barbara.


BD: Luca, ti ringrazio infinitamente per avermi offerto la possibilità di raccontare un po’ dei miei orizzonti. Grazie per la tua ampiezza e generosità, soprattutto perché in queste stesse ore esce il tuo lavoro Collettivoinconscio vol.1 (Toten Schwan/Dissipatio Records), un mosaico sonoro i cui tasselli hai assemblato con dedizione e cura certosina armonizzando i contributi dei molteplici artisti coinvolti.

p.s. Sono felicissima di farne parte!

 



https://folderolrecords.bandcamp.com/album/body-maps


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